23 Novembre 1980

23 Novembre 1980

novembre 23, 2018 0 Di

Era una domenica tranquilla di fine novembre. Fino alle 19,34, quando la tranquillità svanì. E fu il dramma. Distruzione e morte.  La scossa principale fu seguita da immediate repliche che ne allungarono la durata a ben 90 secondi. 1 minuto e mezzo di terrore che coinvolse un’area immensa  15.400 Kmq distruggendo completamente oltre 150mila abitazioni in 120 comuni. Per trovare un terremoto più forte bisogna tornare al 1915, 102 anni fa quando un sisma di magnitudo 7.0 colpì la Marsica (terremoto di Avezzano) causando 40mila vittime. Un minuto e mezzo che rase al suolo interi paesi provocando circa 3000 morti, 9000 feriti, 300 mila senza tetto e 150 mila abitazioni distrutte, interi paesi isolati per giorni. Novanta secondi di ondulatorio e sussultorio, con un ipocentro di circa 12 km di profondità e colpendo un’area che si estendeva dall’Irpinia al Vulture, posta a cavallo delle province di Avellino, Salerno e Potenza. I comuni più duramente colpiti (X grado della scala Mercalli) furono quelli di Castelnuovo di Conza, Conza della Campania, Laviano, Lioni, Sant’Angelo dei Lombardi, Senerchia, Calabritto e Santomenna. Crolli e devastazioni avvennero anche in altre province campane e nel potentino, come a Balvano dove il crollo della chiesa di S. Maria Assunta causò la morte di 77 persone, di cui 66 bambini e adolescenti che stavano partecipando alla messa. L’entità drammatica del sisma non venne valutata subito; i primi telegiornali parlarono di una “scossa di terremoto in Campania” dato che l’interruzione totale delle telecomunicazioni aveva impedito di lanciare l’allarme. Soltanto a notte inoltrata si cominciò a evidenziarne la più vasta entità. Da una prospezione effettuata nella mattinata del 24 novembre tramite un elicottero vennero rilevate le reali dimensioni del disastro. Oggi come allora, il ricordo è sempre vivo.